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COMPRENDERE

Comprendere.
Viene dal latino cum– prehendere, che significa prendere insieme, contenere in sé, abbracciare, inserire in una serie, intendersi, rendersi ragione di qualche cosa.
Comprendere.
Prendere insieme.
Prendere insieme coscienza del fatto che la vita è il bene più grande che abbiamo, il dono più alto che abbiamo ricevuto, il tesoro più sconvolgente che ci rende ricchissimi oltre qualsiasi immaginazione, stupendamente unici, meravigliosamente irripetibili.
Prendere insieme da ciascun attimo, da ciascun istante, tutto il suo potenziale immenso di vita, fare di ciascun momento espansione piena, possente, progressiva di vita nelle profondità del cuore, negli abissi insondabili della nostra intimità, nelle traiettorie del nostro movimento esistenziale complessivo, interiore ed esteriore.
Prendere insieme la nostra vita e farne un capolavoro di bellezza, intensità, poesia, inesprimibile incanto.
Prendere insieme consapevolezza del fatto che il tempo è mutevole, le ore passano, il sole cede al tramonto e quindi alla notte, capire che il tempo a nostra disposizione, nel fluire stesso della vita e della sua magia, è limitato e nessuno di noi è in grado di conoscere quanto e quando.

Comprendere.
Contenere in sé.
Alimentare, a partire dalla propria interiorità, la fiamma, il fuoco ardente della passione di vivere.
Trovare innanzi tutto in sé la motivazione, l’istinto, la curiosità, la necessità della ricerca e le possibilità inaudite di sorpresa della risposta.
Saper includere nella propria visione della vita la realtà, l’esperienza del mutevole intorno a noi, l’altro, il diverso da me, il vicino e il lontano, trovando e accrescendo ricchezza di incontro, confronto, scambio, imparando insieme a trasformarci crescendo nello sviluppare costante fedeltà a se stessi.
Contenere in sé i limiti potenzialmente esplosivi di rabbia, contrarietà, disgregazione, alienazione e qualsivoglia forma di ideazione negativa senza scaricarli assurdamente, ferocemente, vigliaccamente sull’altro, addirittura e sempre più spesso sangue del proprio sangue, compagno e figlio della propria vita, così spesso del tutto ignaro e innocente.
Imporsi, proprio nella maggiore difficoltà, di fare del male e del dolore che è in noi strumento formidabile, anche immediato, per sperare e per costruire, di più, ancora e nonostante, in adesione irrinunciabile alla propria verità più alta, al fine – autenticamente salva-vita – di generare solo ed esclusivamente vita più grande e bene maggiore, riconciliazione profonda, ritorno vero e determinante a se stessi.

Aprire a nuovi inizi, inaugurare scenari diversi, rialzarsi dalle cadute, recuperare dagli errori commessi, abbattere le distanze insostenibili dal cuore e dalla ragione, evitare ad ogni costo atti folli, premeditati o improvvisi, di persecuzione e accanimento, sconvolgenti e devastanti inferni di violenza cieca e distruttiva, disgustosi inenarrabili crimini, efferati quotidiani omicidi.
Comprendere.
Abbracciare.
Abbracciare chi ami.
Abbracciare chi sei.
Abbracciare ciascun respiro della tua vita e del tuo cuore.
Abbracciare tuo padre, tua madre, i tuoi fratelli, gli amici, gli estranei, il mondo intero in ciascun tuo respiro.
Abbracciare significa scegliere la via più breve, l’unica sicura, l’unica carica di senso: voler bene.
Voler bene. Sempre, comunque.
Voler bene nella verità, nel rispetto, nella tutela integrale di identità e dignità.
Agire volendo bene, testimoniare volendo bene, affiancare e supportare volendo bene, rinunciare a te perché il tuo amato sia, questo è abbracciare, volto plastico ed insostituibile dell’amore che, giorno dopo giorno, si fa tratto inconfondibile che ti rivela chi sei, storia essenziale della tua vita.
Comprendere.
Inserire in una serie.
Inserire la vita nella serie degli attimi di vita, uno dopo l’altro.
Inserire la tua unicità in ciò che fai e divieni, vivere da protagonista autentico del tuo cammino, del tuo viaggio, dei tuoi progetti, dei tuoi sogni.
Inserire la tua forza nella tua debolezza, il tuo coraggio nelle tue paure, la tua speranza nella tua disperazione, anche avvolto dalla nebbia, anche soffocato dalla minaccia improvvisa che investe per annientare, anche se costretto a sopportare gelo e sopraffazione, inconcepibile assurdo e ogni forma di più lacerante separazione.
Innestare calore nelle distese in permanente espansione del gelo, sorgenti di fertilità nelle lande sconfinate di ogni più deludente evidenza e primato di desertificazione, tenerezza, premura e attenzione dove dominano indifferenza, ipocrisia, brutalità.
Comprendere.
Intendersi.
Intendersi su chi abbiamo deciso di essere e di diventare, su quale sentiero abbiamo intenzione di condurre i passi della nostra esistenza, su quale debba essere – in sostanza – in percorso della nostra vita.

Intendersi su quale tipo di società dobbiamo concentrare i nostri sforzi di costruzione e di partecipazione perché la comunità, la città, lo Stato siano davvero “ a misura d’uomo”, perché termini fondanti la nostra millenaria civiltà quali “democrazia” abbiano ancora un senso e non rappresentino l’ennesima, volgarissima, più abile messinscena con cui oligarchie potentissime prendono sistematicamente in giro i popoli, espropriando progressivamente sovranità alle nazioni, deprivando i popoli stessi della possibilità di scegliere liberamente i propri rappresentanti, nella implacabile deriva autoritaria, cui, piaccia o meno, ci sta costringendo un nuovo, sempre più spietato, “ordine mondiale” che risponde ad un’unica neoplastica diabolica esigenza, la moltiplicazione del denaro fine a se stesso, la dittatura assoluta della finanza sui mezzi e più ancora sui fini dell’uomo.
Comprendere.
Rendersi ragione.
Rimettere a fuoco il progetto uomo.
Ripensare il pensiero.
Ripensare la storia.
Ripensare la vita.
Ripensare la nostra vita.
Abbiamo chiamato questa necessità: “per un nuovo umanesimo”.
Convergere da tutte le latitudini su una priorità fondamentale: restituire alla nostra vita qualità, intensità, bellezza, calore, valore.
Restituire ai nostri figli, con la massima urgenza, le prospettive più concrete di un futuro sano e credibile, davvero possibile, atto dovuto davanti al saccheggio infame con cui, depredando vergognosamente risorse e possibilità, abbiamo sperperato, devastato, rubato, disintegrato la “cosa pubblica” avendola scambiata, molto più convenientemente, almeno in apparenza, con “cosa nostra”.
Rendersi ragione che il fallimento coinvolge tutti, così come il successo.
Rendersi ragione del fatto che dobbiamo risorgere insieme dalle nostre ceneri, ripartire con assoluta determinazione dallo stallo, superare senza mezzi termini la palude, varcare con coraggio e risoluzione l’orizzonte, inaugurando navigazioni rispettose del nostro volto, del nostro mistero, della portata reale della nostra sostanza e del nostro destino di uomini e non di bestie.
Comprendere.
Rendersi conto che la morte non è solo degli altri.
Capire che l’unica ragione d’essere della vita è l’Amore.
Cogliere l’intuizione del cuore: siamo molto più di cellule e nervi.
Guardare in alto.
Incontrare l’infinito.
Comprendere che il buio della notte non ha la forza di nascondere alla nostra verità la luce della stella polare.

Mario Balzanelli
Scritto il 17/06/2014

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