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ESISTERE

Esistere.
Viene dal latino “ex – sistere”, che significa “essere in realtà”, “essere in atto”, “essere stabile”, “fermarsi”, “uscire da sè”.

Esistere.
Essere in realtà.
Comprendere che non è un sogno, che siamo qui, adesso, vivi, reali, necessitanti di comprensione reale di noi stessi, di appartenerci realmente.
Rendersi conto che vivere la vita richiede vivere davvero, nella massima intensità, ciascun istante della vita, senza scoprire un giorno di essere stati dei fantasmi, dei perfetti sconosciuti a noi stessi.
Optare con lucidità per una scelta essenziale di sostanza piuttosto che di forma, in una dinamica esistenziale caratterizzata da riscontri oggettivi e non da fugace, effimero, fantasmagorico apparire.

Esistere.
Essere in realtà.
Porsi la questione essenziale di chi siamo e di cosa siamo.
Chiedersi, in particolare, “se” siamo.
Mettersi nella condizione ideale per trovare una risposta affidabile al dilemma permanente che riguarda noi stessi.

Trovare il luogo e il tempo per dedicarsi all’ascolto, senza dare mai nulla per scontato.
Trovare il coraggio di mettere al centro della lente di ingrandimento tutta la realtà che in prima persona viviamo e che, in qualche modo, alimentiamo, plasmiamo, determiniamo.

Esistere.
Essere in realtà.
Intuire che si è particolarmente nella misura in cui si sceglie consapevolmente di essere.
Affermare quindi prioritariamente spazio e tempo, ogni spazio e ogni tempo, come luogo e momento di autenticazione, davanti alla nostra coscienza, del nostro volto, se davvero ci interessi essere.
Riconoscere in particolare al tempo il valore di condizione preziosa, unica, prioritaria, da valorizzare per intero, più ancora da non sprecare.
Attribuire al tempo, giorno dopo giorno, istante dopo istante, il valore così alto e non barattabile, di dono incommensurabile da cogliere in pieno, vero e proprio regalo di potenziale ricchezza infinita da non vanificare, da non dilapidare, perché parte sostanziale di tutto ciò che chiamiamo il nostro essere si realizza e si unisce inscindibilmente al tempo unico e irripetibile che, piaccia o meno, “fa” in concreto la nostra vita.

Esistere.
Essere in atto.
Percepire nitidamente il fluire della vita, lo scorrere ininterrotto del suo flusso nella nostra coscienza, nel nostro sangue, nel nostro cuore.
Trovarsi nello stupore, nell’inatteso che sorprende, incuriosisce, si apre a nuove scoperte.
Guardare alla vita come alla possibile realizzazione di un progetto, di un progetto compiuto, aperto all’incanto, sognato e vissuto perché diventi un capolavoro.
Considerare che si è nella misura in cui si agisce e, quindi, nella misura in cui si prendono decisioni.
Conferire valore alla nostra vita mediante scelte consapevoli, determinazioni volitive, ideazioni di progettualità, assunzioni di sfide.
Accogliere nel divenire, lungo l’intera parabola che ci è data, la sfida delle sfide: diventare uomo.
Essere uomo.
Esistere.
Essere in atto.
Rinnovare ogni giorno come prioritaria la questione del significato.
Indagare l’origine, ricercare il traguardo.
Trasferire nel vissuto di “qui” e “adesso” l’indagine, i segnali del risveglio, il raccolto del passato, i germogli di futuro.
Valorizzare lo slancio, navigare il sogno, cullare lo sforzo, scalare la cima.
Volgere a vantaggio qualsiasi alito di vento, favorevole, contrario.
Fondare e sostenere a tutti i costi le ragioni e le prospettive dell’irresistibile sgorgare della più limpida sorgente nel bel mezzo del deserto più rovente e pietrificato.
Cogliere semplicemente il miracolo, in tutto, aldilà di tutto.
Sperare con tenacia la primavera nell’avversità più ostile e flagellante dell’inverno.

Esistere.
Essere stabili.
Evitare di disgregarsi di continuo, come fanno peraltro le nostre molecole.
Guardare all’instabilità come ad una necessità intrinseca del vivere ma fare al contempo della stessa strumento evolutivo per costruire meglio e di più e non per distruggere quanto di buono hai realizzato sino ad ora.
Resistere agli insulti, alle percosse, allo sfregio, all’attentato permanente per cui più vali e prima devi cadere, più sei e prima devi essere messo al tappeto.
Scegliere di difendersi imparando ad affrontare con intelligenza chi ha evidente intenzione di farti male.
Farsi trovare dalla parte della ragione, irreprensibili, coerenti, sinceri, prima di poter pensare a fare qualsiasi rivoluzione di metodo e di sostanza.
Discernere con chiarezza tra le necessità contingenti, legate al momento, e i bisogni essenziali, la cui attenzione selettiva è chiamata a porre fondamenta sicure per costruire in sicurezza la tua vita e più ancora la vita di chi tu hai messo al mondo.
Vivere la navigazione con passione, coraggio, curiosità ma senza perdere di vista la direzione, più ancora il verso che hai scelto come significato irrinunciabile del tuo viaggio.
Avere la lucidità durante il naufragio di aggrapparti al legno su cui è scritta, con il tuo sangue, la tua appartenenza irripetibile e definitiva alla vita.

Esistere.
Fermarsi.
Godere pienamente dell’attimo.
Gustare il sapore, il profumo, il calore, il desiderio e la voglia più irresistibile di vita.
Fermare la corsa, recuperare l’affanno, ampliare il respiro.
Aprirsi alla contemplazione, recuperare i colori, i suoni, i ricordi.
Recuperare la strada smarrita.
Scegliere ancora di rialzarsi per ripartire nel tempo giusto, nel modo giusto.
Fissare lo sguardo: più in alto.

Rispondere al dilemma fondamentale: le cose o le persone?
Le cose o la mia vita?
Ciò che fugge o ciò che rimane?
Il superfluo o l’essenziale?
Perdere il minimo evitabile, che vedi, o il tutto che, accecato come sei, non vedi più e pure ti tiene in vita?

Esistere.
Fermarsi.
Fermarsi in tempo.
Dove la vita diventa un attimo.

Esistere.
Uscire da sé.
Rendersi conto che la vita è spoliazione.
Atto d’amore che si dona in tutto e sino in fondo.
Senza nulla chiedere.
La vita è un abbraccio.
Forte, avvolgente, vero, persistente.
La vita è un abbraccio che non ti lascia.
Quando meno te lo aspetti.
Ieri, ore 17.30.
Stavi per lanciarti dalla ringhiera del lungomare.
Come altri prima di te.
Avevi deciso di morire.
Non avevi previsto che mentre scavalcavi l’inferriata, un istante prima del tuo volo assurdo, due ragazzi ti afferrassero al volo.
Siamo arrivati a sirene spiegate.
Era giunta sul posto anche la volante.
Quando mi hai visto mi hai abbracciato.
Sei scoppiato in un pianto a dirotto.
Ti ho tenuto a lungo in quell’abbraccio, prima di portarti in ospedale.

Esistere.
Uscire da sé.
Uscire e fare posto.
Uscire nella notte.
Guardare in alto.
Non farsi ingannare dalle nubi.
La stella, quella più alta, c’è sempre.
E lì per te.
Non aver paura di seguire il cammino che ti indica.
Uscire da sé.
Uscire nella notte.
Uscire e fare posto.
Guardare all’interno.
La stella, quella più profonda, c’è sempre.
E lì per te.
Non aver paura di seguire il cammino che ti indica.
Non aver paura di far entrare quella luce.
Risplende dalla tua infinita profondità.

Esistere.
Uscire da sé.
Svuotarsi di se stessi.
Predisporsi ad accogliere totalmente.
Spalancare le porte del cuore.
Aprirsi senza riserve.
La buona notizia di questa notte.
Nella notte c’è la luce.
Esci da te stesso e fai posto.
Vedrai.
La luce ti riempie.
Ti irradia.
Ti trasforma.
Ti dona la vita.
La vita che non passa.
La luce vera del tuo esistere.

Buon Natale!

MARIO BALZANELLI
scritto il 25/12/2014

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