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PER UN NUOVO UMANESIMO

Per un Nuovo Umanesimo

Umanesimo.
Viene dal tedesco “Humanismus”.
E’ utilizzato per indicare due cose diverse.
Innanzi tutto, “il movimento letterario e filosofico che ebbe le sue origini in Italia nella seconda metà del sec. XIV e dall’Italia si diffuse negli altri paesi d’Europa, costituendo l’origine della cultura moderna”.
Quindi, “un qualsiasi movimento filosofico che assuma a suo fondamento la natura umana o i limiti e gli interessi dell’uomo” N. Abbagnano – Dizionario di Filosofia. UTET 1998, pag. 1124-1125.
L’Umanesimo storico si pose come momento storico culturale di importanza fondamentale per la storia dell’uomo.
Inaugurò una vera e propria svolta dimensionale.
Una svolta di rottura con il passato.
Si avvertì, in modo imperioso, la necessità di prendere le distanze dall’oscurantismo medievale, dai secoli bui in cui la cultura egemone vedeva l’uomo quale semplice burattino, vero e proprio schiavo, vittima inerme di poteri assoluti, quali l’impero, il sovrano, il feudatario, la Chiesa del tempo che bruciava nelle piazze gli eretici, veri o presunti, epoca della sistematica macellazione di tutti coloro i quali non si ritrovavano ad essere pedissequamente schiacciati ed obbedienti rispetto all’ortodossia dominante.

Umanesimo.
Svolta.
Svolta di rivoluzione concettuale.
L’uomo venne riconosciuto quale essere vivente completo, macrocosmo irripetibile e indivisibile, totalità inscindibile di corpo ed anima.
Furono prese drasticamente le distanze da qualsiasi visione frammentata dell’uomo, concepito con eccessiva rigidità quale permanentemente dilaniato, sezionato, squartato tra le opposte altalenanti concezioni oppositive – evidenti in se stesso così come verso i suoi simili e la realtà – di angelo, più o meno decaduto, e di bestia, più o meno ispirata, perlomeno nei momenti felici, a tentare l’impresa di agevoli passaggi evolutivi ascensionali.
Svolta.
Svolta di affermazione valoriale.
Fu ribadita l’inviolabilità della persona, la dignità della persona, la libertà della persona.
Fu evidenziata, per intero, l’inalienabile diretta responsabilità dell’uomo sulla gestione consapevole di se stesso, dei suoi rapporti con i suoi simili, del suo dominio sulla natura e sul divenire complessivo della sua storia.
Si affermò, in modo inequivocabile, il diritto – dovere di essere, in prima persona, costruttori, giorno dopo giorno, del proprio cammino esistenziale, fautori convinti ed appassionati del proprio destino.

Si contrastò radicalmente l’idea dominante di una impotenza sostanziale a governare, in modo significativo, efficace, gli eventi della vita, ritenendo questi ultimi inesorabilmente determinati, in ultimo, da forze di entità superiore, attribuite, a seconda delle prospettive interpretative, al cieco destino, all’inaccessibile capricciosa vendicativa divinità, ai signori in terra dei supremi poteri di vita e di morte su tutto, classicamente duali, anche se beffardamente intrecciati, in modo inseparabile, tra gli ordini spirituale e temporale, di fatto egemoni e comunque inaccessibili, quel Papa e quell’Imperatore.
Umanesimo.
Svolta.
Svolta di rapporto interpretativo con la storia.
Fu avvertita l’esigenza di sfuggire alla trappola dell’appiattimento sul presente, considerato quale unico orizzonte di percezione e di possibile esperienza su cui concentrare lo sforzo, la visione, la direzione del cammino.
Fu rivendicata, in modo fiero, la necessità di sbarazzarsi dei paraocchi opprimenti imposti dal sistema, di rifiutare le letture del mondo, della storia, di ciò che siamo, preconfezionate ad arte e finalizzate a creare bestie da soma da mettere in riga, polli da spennare, creduloni costretti a bere, volenti o nolenti, le verità somministrate o, in alternativa, ad affogare.
Ci si rese conto che per comprendere, il più possibile, il presente, e per predisporsi a costruire, in modo intelligente e fecondo, il futuro occorre conoscere il passato, scrutare il passato, imparare dal passato, ma non solo dalle sue ombre, quanto più, in modo inesauribile, dalle sue luci, vivide e rigogliose, inesauribili sorgenti di esperienza piena di vita, di valore vissuto di vita, di intensità percepita di vita divenuta in concreto portatrice di vita.
Si ritornò a voler conoscere i testi antichi della classicità greca e latina proprio per meglio attingere, attraverso la relazione “vitale” di incontro con tali intramontabili capolavori, al valore umano, al valore dell’uomo, al valore di ogni uomo, al valore della storia dell’uomo.
Si riscoprì che già dai tempi di Cicerone e Varrone la parola Humanitas significava l’educazione dell’uomo come tale, ossia il voler tirare fuori l‘uomo autentico dall’uomo che anela a diventare sempre più se stesso (da “ex ducere”, tirar fuori), la verità dell’uomo dall’intimo dell’uomo (la maieutica socratica).
Si affermò che le arti, tutte le arti, erano chiamate a divenire buone arti e in questo a non avere valore di fine quanto di mezzi per la formazione di una coscienza davvero umana.
Questo fu.
Umanesimo.
Quindi una svolta.
Una svolta netta, imperiosa, autentica.
Una svolta che – guardando ciò che siamo, ciò che diventiamo, ciò che abbiamo tutto il sacrosanto diritto e dovere di essere e di diventare – si rende assolutamente necessaria.
Ancora oggi.
Oggi come ieri.
Oggi più di ieri.
Un passaggio dimensionale indispensabile, improcrastinabile, indifferibile.
Il varo, formale e sostanziale, di una nuova epoca.
Va proclamato, ad alta voce, con idee chiare e distinte, con la forza di una testimonianza corale che può rendersi inoppugnabile laddove richiami per nome al risveglio singoli e popoli, il ritorno dell’uomo che ricominci ad essere e a fare l’uomo.
Va proclamato, senza mezzi termini, senza zone d’ombra, senza equivoci, uno stato di emergenza – storico ed esistenziale – dell’uomo.
Una vera e propria ”emergenza uomo” su base planetaria.
Occorre procedere, subito, al varo di questa svolta.
Sì, svolta.
Svolta di rivoluzione concettuale.
L’uomo venne riconosciuto quale essere vivente completo, macrocosmo irripetibile e indivisibile, totalità inscindibile di corpo ed anima.
Va chiarito, a livello locale, nazionale, continentale, mondiale, che non siamo solo oggetto di consumi, meri contenitori da riempire perché vengano sistematicamente svuotati, esclusive fonti di reddito finalizzate ad alimentare le innumerevoli catene del dispendio energetico che nel nome del vezzo e dell’induzione più solleticante e farneticante di ogni forma di desiderio inneggiante al superfluo e al secondario producono, in ultimo, spaventoso allargamento della forbice, ben nota, delle disparità, ossia pochi ricchi sempre più ricchi che dominano a spese di moltitudini di poveri, in progressiva espansione, che diventano con il tempo sempre più poveri.
Va chiarito che il progresso non consiste nel riempirsi e nel riempire le genti di tecnologia sempre più raffinata quando, anno dopo anno, le nazioni, per mantenere lo stesso tenore di vita, sono semplicemente costrette ad indebitarsi in modo esponenziale ed inesorabile, quando il terzo millennio, preannunciato – nell’immaginario – come il gran momento delle gite collettive su Marte, ha visto improvvisamente le banche mondiali ammettere il pesantissimo, del tutto imprevisto, fallimento di larghissima parte della finanza internazionale, implosione assoluta delle economie virtuali, fini a se stesse, inghiottite dalla vacuità perversa dei meccanismi stessi che le automantengono, folli scommesse fatte sulla pelle e sui destini di miliardi di persone da criminali seriali e spregiudicati azzardatori che nessuno individua e persegue.
Va oggi chiarito, al riguardo, che l’uomo “vivente” “non vive di solo pane”.
Umanesimo quale svolta.
Una svolta di rottura con il passato.
“Si avvertì, in modo imperioso, la necessità di prendere le distanze dall’oscurantismo medievale, dai secoli bui in cui la cultura egemone vedeva l’uomo quale semplice burattino, vero e proprio schiavo, vittima inerme di poteri assoluti”.
E’ indispensabile, oggi più che mai, congedarsi, una volta per tutte, dalle traiettorie di filosofia politica degli ultimi decenni di storia, particolarmente dai loro più beceri contenuti demolitivi di civiltà e di democrazia, durante i quali – a livello nazionale ed internazionale – i popoli sono stati deprivati della possibilità di scegliere liberamente le proprie voci rappresentative a livello istituzionale mediante scelte condivise provenienti dalla base.
I popoli – e più di recente le varie nazioni – stanno, tutt’ora, a più riprese, cedendo la loro sovranità a gruppi che esercitano poteri sostanzialmente incontrollabili e, in virtù di questo, attualmente non condizionabili.
Gruppi di segreterie di partito hanno, di fatto, nel nostro paese, selvaggiamente sottratto al cittadino e al popolo italiano il diritto-dovere, costituzionalmente garantito, di eleggere dalla base i propri rappresentati istituzionali.
Si è completamente dimenticato, da parte di ciascuno di noi, che la “res publica” ha i contorni esistenziali vissuti e sofferti del nostro sudore quotidiano, del nostro sangue versato, faticando e dando tutto senza riserve.
Si è drammaticamente dimenticato, da parte di ciascuno di noi, che la “res publica” ha i tratti cangianti delle possibilità concrete di destino cui potranno andare incontro i nostri figli, a seconda di come sarà gestita, di fatto, da altri e – si spera –di come sarà supportata e controllata da noi, da tutti noi.
Va chiarita, quindi, preliminarmente, la priorità assoluta secondo cui vanno riscritte, in contesto temporale indifferibile, le regole volutamente dimenticate della democrazia, la prima delle quali risiede nella restituzione al popolo e ai popoli, alle persone, a ciascun uomo del diritto – dovere di scegliere liberamente chi lo rappresenti al massimo livello governativo, senza dover subire, anno dopo anno, governo dopo governo, lo scempio e l’affronto, insieme intollerabili, di strette di mano e patti scellerati, tra più o meno insospettabili compagni di merenda, aventi un unico comune denominatore: la decisione secondo cui il cittadino non deve scegliere più niente e nessuno, perché al cittadino devono essere imposte “liste bloccate”, candidature semplicemente scelte dalle segreterie di partito.
Va presa la più abissale distanza da logiche e scelte, puntualmente rinnovate, che affermano, in ambito internazionale, ogni giorno di più, l’inesorabile avanzata, la possente affermazione di una inquietante deriva oligarchica, impressionante concentrazione di poteri forti, che si genuflette – e purtroppo genuflette con particolare comodità nazioni e immense moltitudini – davanti all’unica logica che la tiene in vita, consentendo ogni più amara espansiva prosperità, quella del profitto fine a se stesso.
In particolare da questo momento storico, viene assurdamente proclamato il primato dell’uomo quale mero strumento per la finanza e non della finanza quale mero strumento per l’uomo.
Ancora oggi e proprio oggi va ulteriormente chiarito che “non si possono servire due padroni”.
Sì, Umanesimo.
Assolutamente Umanesimo.
“Ci si rese conto che per comprendere, il più possibile, il presente, e per predisporsi a costruire, in modo intelligente e fecondo, il futuro occorre conoscere il passato, scrutare il passato, imparare dal passato, ma non solo dalle sue ombre, quanto più, in modo inesauribile, dalle sue luci”.
Occorre tornare alla grandezza vera dell’uomo.
E’ indispensabile guardare indietro, a ciò che di essenziale e fondamentale abbiamo perduto.
E’ urgente portarci avanti, forti del passato, consapevoli del presente, innamorati del futuro.
Occorre unirci, fare squadra, ripartire dall’evidente, più desertificante, orizzonte attuale di distruzione dell’io e sviluppare, nutrire, una coscienza più vera e più grande, una intelligenza collettiva più forte della somma di tutte le nostre intelligenze individuali, in grado di restituire all’uomo ciò che è dell’uomo, ossia il significato, la prospettiva, il valore, il fine che in ultimo afferma vita, ama la vita, diviene amore vero per la vita, espande vita.

I nuovi giri di potere, come i vecchi, devono piegarsi davanti all’uomo.
Lo affermo pensando a tutti i giovani che ho visto uccidersi e per cui non ho potuto fare nulla.

“Nel lessico filosofico odierno si parla di Umanesimo a proposito delle teorie che mirano a salvaguardare la “dignità” dell’uomo nei confronti delle forze che la minacciano (Umanesimo esistenzialista..)” N. Abbagnano – Dizionario di Filosofia. UTET 1998, pag. 1125.
Questo tempo della nostra storia minaccia l’uomo gravemente.
Penso ad un Umanesimo che da teoria diventi pratica, pratica di vita, sentimento di vita, relazione di vita, incontro permanente nella vita.
Un certo modo di essere e di fare Umanesimo affermò, nei secoli scorsi, che il centro della realtà e del sapere è nell’uomo e non fuori dell’uomo.
L’Umanesimo di cui parlo, e che auspico, vede l’uomo al centro di se stesso e della sua storia ma nell’uomo e oltre l’uomo accoglie la presenza viva e l’amore di Dio.
Intravedo, così, la nascita di un Nuovo Umanesimo.
Prego, così, per un Nuovo Umanesimo.
Oltre qualsiasi nostra concezione, la rinascita integrale dell’uomo potrà ripartire unicamente dal suo incontro più profondo e costante con la vita, con il cuore pulsante del mistero della vita.
La rinascita dell’uomo diventerà possibile solo se al centro di se stesso e della sua vita verrà riportata la sua naturale vocazione a fare della vita stessa un tangibile, stupendo, infinito poema di amore piuttosto che un orrido campo di sterminio.
Sia il cammino mio, tuo, instancabile atto generativo di questa speranza.
Sia l’orizzonte dei nostri figli più roseo in conseguenza dell’aver dato tutto e più di tutto di noi stessi per la loro vita, perché sia davvero una buona vita, una vita in grado di offrire solide certezze e non inquietudini permanenti, felicità autentica e non angosciante disperazione, perché ciascuno di loro possa un giorno, con orgoglio, sentirsi ulteriormente chiamato in causa e raccogliere il testimone millenario che fa dell’amore vissuto sino in fondo, senza riserve, la più formidabile possibilità di successo per la vita dell’uomo, per la vita di ciascuno di noi.

SCRITTO IL 19/05/2014

Mario Balzanelli

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