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TEMPO

 

Tempo.
Viene dal greco “τεμνο”, che vuol dire “epoca”, “stagione” ma più ancora significa “divido”, “separo”.
Tempo.
Difficile definirlo.
Penso ad Agostino.
Pochi lo hanno indagato come lui, con la sua profondità: “Cos’è dunque il tempo? Se nessuno mi interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so. (Agostino, Le Confessioni)”
Intanto il tempo è nella misura in cui noi siamo in lui.
Tempo.
Ci sono diverse tipologie di tempo.
Tempo dell’orologio, tempo della clessidra, tempo esterno, tempo interno.
Il tempo dell’orologio.
Lo scandire ciclico degli istanti, la periodicità di giorno e notte, l’alternarsi vicendevole delle stagioni, il succedersi progressivo degli anni.
Il processo in continuo divenire in cui si svolge la mia, la tua, la nostra vita.
La possibilità di orientarsi su dove siamo rispetto a dove eravamo e a dove stiamo andando, di comprendere cosa succede in questo determinato momento della mia vita, riconoscendolo come tale rispetto a ciò che lo ha preceduto e a ciò che gli farà seguito.

La gestione consapevole del nostro movimento nel movimento continuo della vita.
Il tempo della clessidra.
Lo scorrere irripetibile, il valore assoluto di ogni istante, la consapevolezza tremenda in merito al fatto che ciò che vivo non tornerà mai più indietro.
La possibilità di vivere in pienezza, di dare a ciascun attimo tutto di noi stessi, perché tutta la nostra vita è lì, in ciascun preciso istante la nostra vita è tutta lì, nella sua incomparabile bellezza, nella sua sconvolgente pienezza, nella sua luce radiosa incandescente, nella sua policroma infinità dimensionale, e non ci verrà mai più restituita.
Il tempo esterno.
Ciò che viviamo giorno per giorno, i nostri avvenimenti, la cronaca, la storia che – in concreto – fa la nostra vicenda esistenziale.
I grandi eventi, i piccoli eventi che sostanziano e descrivono il nostro divenire.
Il ritmo esistenziale che ci vede, naturalmente, più o meno coscientemente, slanciarci verso la realizzazione di un fine, dove, per dirla con Pascal, “solo l’avvenire è il nostro fine” (B. Pascal – Pensieri).
Le tappe cruciali della nostra storia, poi riassunte dalle fotografie ordinate nell’album o disposte in piccole cornici nei salotti o sui comodini affianco ai letti.
Il tempo interno.
La tua pulsazione cosciente, il tuo fluire incessante, anarchico e ribelle, il tuo sentirti – aldilà di qualunque limite oggettivo e di qualunque evidente frontiera di caducità – libero, svincolato, capace di abbracciare l’universo in un respiro, sorgente di illimitata espansione della vita.
Il tuo sentirti ciò che sei, il tuo percepire ciò che divieni, la vibrazione mutevole del tuo sentirti vivo, il palpito unico e inconfondibile del tuo sentimento, la scansione inesorabile del dire, sommesso o ad alta voce, della vita in te e insieme di dire te, sussurrando o gridando, nel flusso, silenzioso e polifonico, della vita.

Tempo.
Epoca.
L’uomo del terzo millennio doveva svolazzare, stando alle previsioni, tra gli anelli di Saturno per farsi un week end all’ultima moda.
Invece si è ritrovato, su scala planetaria, nei panni di uno straccione.
Fallimento pieno e miserrimo della macroeconomia globale quando l’80% della popolazione mondiale patisce, ancora e drammaticamente, la fame e la forbice insanguinata della disuguaglianza sociale, quando l’evidenza finale delle rendicontazioni vede l’1% del pianeta detenere l’80% della ricchezza mondiale e la base dei “poveri sempre più poveri” allargarsi paurosamente a dismisura, di anno in anno.
Quest’epoca, che definirei – amaramente – “post-illusionista”, fa i conti con la realtà spietata di plurimi “chiacchieron dei chiacchieroni” che parlano e straparlano di democrazia e di progresso quando invece, in realtà, con peso incontrovertibile di evidenze sempre maggiori, pretendono di assoggettare le sovranità nazionali alla dittatura finanziaria di pochissimi, arcinoti, noti e ignoti, espropriando incessantemente ai popoli diritti e autonomie, libertà e sacrosanta capacità di autodeterminazione.
In questa epoca, invece di conquistare gli Stati con i carri armati e le truppe, si conquistano – di fatto – i popoli con lo strumento del debito, spietato cingolo strozzante abilmente imposto da strozzini emeriti da cui diventa – quando risvegliati drammaticamente dal torpore si voglia recuperare lucidità, dignità e verità – estremamente difficile svincolarsi.
Tempo.
Epoca.
Si predica a vanvera di pace, amicizia e cooperazione tra popoli, in quella grande comparsata di inutili che chiamiamo illusoriamente ONU, mentre si consente giornalmente, di fatto, aldilà di blande reazioni concertate che hanno molto di cosmetico, considerato l’altissimo penoso tasso di evidente inefficacia, a turbe di assassini invasati della peggior specie di massacrare persone secondo il campionario di tutte le possibili peggiori escogitabili atrocità, decapitando e crocifiggendo bambini e adulti, seppellendo vivi grandi e piccoli, farneticando principi di inaccettabile odio religioso e razziale, divulgando esclusivamente terrore e orrore.
Tempo.
Stagione.
Stagione della vita, stagione della morte.
“Per ogni cosa c’è il suo momento,
e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace (Qo 3,1-8).
Tempo.
Stagione.
Sia questo tempo stagione forte di rinascita autentica, individuale e collettiva.
Recuperi con assoluta urgenza l’uomo la visione integrale di se stesso, la sua vocazione all’eterno, la sua dignità essenziale fondata sull’amore amante.
Si svegli in ciascuno la responsabilità e la passione finalizzata ad agire per costruire insieme una nuova “stagione” dell’umano.
Diventi irrinunciabile – sul piano di una nuova condivisione sociale di finalità, prospettive e metodologia del vivere – la forza di affermazione tangibile, concreta, di valori che non siano la soggiacenza più meschina di ogni aspetto del reale alla catena di produzione e consumo, la subordinazione di qualunque forma di governo civile alla dittatura spietata dell’economia ormai pervasiva e invasiva di ogni aspetto evolutivo della nostra civiltà, la riduzione in schiavitù della nostra libertà di creatori del nostro destino rispetto al primato più vergognoso e inaccettabile del denaro sulla persona, della legge di mercato sulla nostra quantità e qualità di vita, delle logiche del profitto sulle istanze di nutrimento e di realizzazione integrale della nostra spiritualità.
Tempo.
Divido.
“Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per conservare e un tempo per buttar via.”
Dividere vuol dire poter agire nella comprensione tra realtà diverse.
Il tempo ci rende più forti grazie all’esperienza del nostro vissuto ma questa, a sua volta, richiede una comprensione reale dell’esperienza fatta.
Il vissuto ci porti a dividere, a scindere, da questo istante, da questo tempo che abbiamo scelto, attimo per attimo, di chiamare “il nostro presente”, le forze negative che sino ad oggi ci hanno distrutto, spezzato, annientato.
Il tempo trascorso ci fortifichi perché adesso, in questo istante, che può fare la differenza e così spesso la fa, io, tu, noi non si ripeta gli stessi fatali, più tragici errori.
Il tempo ci aiuti, con il suo enorme tesoro esperienziale, ad accumulare vita piuttosto che disperderla.
Dividere dal tempo, da ciascun attimo del nostro tempo, ciò che non ci piace, ci fa male e ci distrugge del nostro vivere richiede lucidità, determinazione, coraggio.
Tempo.
Divido.
Divido vuol dire anche donare parte di me.
Non tenere tutto per noi stessi.
Divido diventa significazione del dare.
Concepire il tempo, il tempo della nostra vita, tutto il tempo della nostra vita, come possibilità, continua e illimitata, di dono.
Mi divido.
Dono così a ciascuno una parte vitale del mio tempo.
In essa, me stesso.
Dividere nel tempo noi stessi vuol dire, quindi, con-dividere.
Vivere insieme.
Vivere con.
Vivere per.

Tempo.
Separo.
“C’è un tempo per nascere e un tempo per morire”.
Ingresso definitivo nel mistero.
Confine oggettivo tra vita e morte.
Separazione impressionante tra l’attimo del primo respiro e quello dell’ultimo.
Luogo supremo di incontro della nostra verità con il silenzio del prima e del poi.
Interrogarsi dell’oceano su come si possano fermare, all’improvviso, tutte le sue onde.
Conflitto insanabile tra evidenza della ragione e aspirazione del cuore.
Follia dell’amore che va oltre e inverte le polarità.
Sia il tempo della morte tempo di vita.
Il tempo nuovo per me e per te.

Mario Balzanelli
Scritto il 15/02/2015

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